Roma non è un lunapark
Roma centro è diventata una vetrina luccicante per turisti con lo smartphone in mano, dove un caffè costa quanto un affitto mensile e i vicoli di Trastevere o Campo de’ Fiori puzzano di Airbnb più che di pasta e fagioli. I romani veri, quelli che ci sono nati e cresciuti, non ci mettono più piede se non per sbaglio: i prezzi delle case schizzano alle stelle, con affitti che superano i 2000 euro per un monolocale in Prati, mentre le famiglie storiche vengono mandate in periferia come profughi nella propria città. È la gentrificazione selvaggia, che trasforma il cuore di Roma in un set hollywoodiano per stranieri danarosi, lasciando i nostri quartieri vuoti di vita quotidiana.
Pensa ai mercati rionali: un tempo polmoni popolari, oggi gourmet per turisti che scattano foto al carciofo romano a 15 euro l’etto. L’attualità urla dati: nel 2025, l’over-tourism ha portato 40 milioni di visitatori solo nel centro storico, con hotel e B&B che mangiano il 30% del patrimonio abitativo, secondo stime recenti. E i romani? Costretti a periferie sovraffollate, con bus che non passano e metro che straborda. Basta! Questa non è rigenerazione, è espulsione di classe: i ricchi investitori stranieri comprano palazzi interi, mentre noi paghiamo il prezzo con bollette impossibili e un centro che non è più casa.
Chiamiamola col suo nome: colonizzazione turistica. Movimenti come i comitati di quartiere stanno insorgendo, occupando piazze per dire che Roma non è in vendita. È ora di scelte populiste vere: bloccare gli affitti brevi, tassare i grandi fondi immobiliari, restituire il centro ai residenti con quote obbligatorie di alloggi popolari. Romane e romani, unitevi: riprendiamoci la nostra città, prima che diventi solo un ricordo su Instagram!
